Lungo l’antica Via Postumia, in Val d’Illasi, affondano le origini del Soave della famiglia Bertani. Tra selezioni massali, suoli calcarei e viti di settant’anni, il Lepiga Soave DOC interpreta l’anima bianca di una dinastia vinicola secolare.
Tra i declivi calcarei di Colognola ai Colli, all’imbocco meridionale della Val d’Illasi, si snoda uno dei capitoli più identitari dell’enologia veronese. È qui, a cavallo tra l’areale del Soave DOC e i confini della Valpolicella, che sorge Tenuta Santa Maria alla Pieve, la dimora secolare dove la famiglia di Gaetano Bertani ha radicato la propria interpretazione della Garganega in purezza.
Un progetto che completa l’eredità storica della cantina di Arbizzano di Negrar — culla cinquecentesca in Valpolicella Classica dove nel 1936 nacque il primo Amarone secco di famiglia. Oggi la guida delle due tenute è affidata ai fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani, che portano avanti una visione agronomica rigorosa e fedele al terroir, dividendo la produzione tra i lunghi affinamenti dei grandi rossi di Negrar e l’eleganza minerale dei bianchi di Colognola ai Colli.
«Alla Pieve lavoriamo la Garganega con la stessa attenzione che dedichiamo alle nostre parcelle di Corvina: cambiano il vitigno e i tempi, ma non il metodo. La selezione in vigneto, le basse rese e il rispetto dell’identità del suolo e seappresentano il punto di partenza», spiegano Giovanni e Guglielmo Bertani. «Conserviamo la selezione massale sviluppata negli anni su questo vigneto: ceppi tra i 68 e i 70 anni che continuano a raccontare il carattere di questi suoli calcarei».
Fabrizio Del Bimbo

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