martedì 20 gennaio 2026

Spirits, la fotografia di Proposta Vini: Vermouth protagonista e mixology in evoluzione

 





Il 18 e 19 gennaio la Stazione Leopolda di Firenze ha ospitato la presentazione del Catalogo 2026 di Proposta Vini e Spirits.


Sul fronte Spirits, Antonio Beneforti, selezionatore di Proposta Spirits, ha evidenziato una crescita del 34% nel 2025 e ha indicato le tendenze per il 2026.


Il Vermouth sarà la grande scommessa dell’anno: riproposto nella versione classica torinese del Vermuttino, con soda e scorza di agrumi, o in chiave moderna con la tonica, diventerà protagonista dell’aperitivo e alternativa al vino da dessert. Un prodotto transgenerazionale che parla di tradizione agli over 50 e conquista i giovani grazie alla mixology.


Ma qual è l'origine del vermouth?

Nasce a Torino, dove fu creato nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano, che aromatizzò vino moscato con un'infusione di erbe e spezie, inclusa l'artemisia ("Wermut" in tedesco, da cui il nome). Divenne una bevanda di successo alla corte dei Savoia, affermandosi come un prodotto italiano iconico e base per molti cocktail internazionali.

Il vermouth si distingue per la sua forte vocazione all’export, con 12 milioni di litri esportati nel 2023 e una produzione di 5 milioni di bottiglie solo per il Vermouth di Torino. Ma  rimane un prodotto complesso, che richiede curiosità e un palato allenato per apprezzarlo appieno. Difficilmente un consumatore medio si avvicina spontaneamente a un ingrediente così sfaccettato. Si parla quindi di un aumento dei consumi e di una crescente presenza nei bar ma non certo per una domanda spontanea da parte del pubblico. Il vermouth è tornato sotto i riflettori grazie alla sua centralità in alcuni dei cocktail più iconici della miscelazione classica. Se un tempo la scelta più immediata al bar era un bicchiere di vino o una birra, negli ultimi decenni i bartender hanno saputo guidare il pubblico verso drink più strutturati, riportando in auge grandi classici come il Negroni o l’Americano insieme a tutti i loro twist on classic, e il vermouth è il denominatore comune di questi cocktail. Più che di una rinascita del vermouth, dovremmo forse parlare di una rinascita dei bar, dove questo prodotto torna ad avere un ruolo di spicco, anche se ancora non centrale.

Perché impegnarsi per riportare davvero in auge il vermouth? Perché è un prodotto con una storia affascinante, che affonda le sue radici in tempi lontani, e soprattutto perché è indissolubilmente legata al nostro Paese. Per comprenderne davvero il valore, è essenziale risalire alle sue origini, esplorando sia le botaniche che lo caratterizzano, sia i vini aromatizzati che lo hanno preceduto, ben prima che il vermouth prendesse la sua forma attuale. Non si può raccontare la sua storia senza citare Ippocrate, il celebre medico greco, che creava infusi con fiori di assenzio e altre erbe, miscelandoli a un vino dolce per ottenere il cosiddetto "vino ippocratico", usato sia come digestivo che come rimedio terapeutico per trattare una serie di malesseri, dai reumatismi ai disturbi di stomaco, fino agli avvelenamenti e all’anemia.

L'assenzio è l'ingrediente chiave che caratterizzava già i vini aromatizzati diffusi in Ungheria e Germania. Il nome vermouth è poi nel tempo stato riscritto adottando una nomenclatura più affine alla regione in cui veniva prodotto, e così si è arrivato ad avere diverse varianti. . 


Con il tempo, la tradizione dei vini aromatizzati si radicò nell’antica Roma, dove questi vini venivano consumati per favorire la digestione. I vermouth più simili a quelli moderni iniziarono ad apparire dopo il 1500, quando la capitale del Regno di Savoia fu trasferita da Chambéry a Torino. Fu in quel periodo che il Re Emanuele Filiberto impose l’adozione del vino aromatico nella corte sabauda, contribuendo a consolidare la tradizione del vermouth in Piemonte.


Si arriva quindi ad Antonio Benedetto Carpano, nel 1786, che a Torino creò la prima versione commerciale di vermouth, dando il via a un prodotto che avrebbe segnato la storia della miscelazione. 

La storia secolare del vermouth ci conduce a un'unica conclusione, che è anche un invito: dobbiamo riscoprire il vermouth, perché custodirlo significa preservare un'eredità culturale che ci appartiene. 


 Per riscoprire il vermouth occorre parlarne, continuare a spiegarlo, tramandarlo, raccontarlo. Bisogna assaggiarlo in tutte le sue forme e varianti, quando possibile, per sviluppare il proprio gusto e imparare a riconoscere quello che più ci piace. 

Perché, dopo tutto questo tempo, il vermouth non ha perso nulla del suo fascino.


La masterclass presentata a Proposta Spirits rappresenta proprio un invito alla riscoperta del vermouth, che non avendo una elevata gradazione alcolica, si rende di più facile consumo rispetto alle restrizioni attuali.


Tra i produttori presenti alla Stazione Leopolda molto interessante è l'Opificio Nunquam, un laboratorio artigianale di Tavola (Prato) gestito da Cristina e Fabio, specializzato nel recupero e produzione del Vermouth Bianco di Prato, una ricetta originale del 1750. Utilizzano metodi tradizionali, macerando erbe e spezie in vino bianco toscano e alcool, e producono anche altri liquori storici, contribuendo a far rivivere questa tradizione locale. 

I suoi prodotti di punta sono il

Vermouth Bianco di Prato (ricetta originale 1750);

Ippocrate, un vermouth speciale con visciole, basato su ricetta di famiglia;.

Perfetto Amaro / Herbarum (liquore a base di erbe).

Alkermes, usato per dolci e per la mortadella di Prato IGP 

Questa azienda ha riportato in commercio il Vermouth Bianco di Prato, scomparso da decenni, riscoprendo una tradizione locale che precede il celebre vermouth piemontese. 



Fabrizio Del Bimbo 

#propostavini
#propostaspirits

Nessun commento:

Posta un commento

E-commerce: CNA Firenze contro il ritardo delle imprese toscane

  In corso il Firenze e-commerce Forum: formazione e strumenti per artigiani e PMI La Toscana rischia di perdere competitività se non colma ...